CcdL Scienze Motorie

Il Corso di Laurea in Scienze Motorie rappresenta un caso specifico tra i CdL della Facoltà di Medicina e Chirurgia qui a Firenze ed essendo relativamente recente (il diploma ISEF si è trasformato in laurea solo nel 1998) presenta aspetti e problematiche molto diversi da altri corsi molto più radicati e “collaudati” della Facoltà.

Un dottore in Scienze Motorie ha competenze che riguardano il mondo dello sport e dell’attività fisica in generale e tutti quegli aspetti che vi ruotano attorno: educativo, scolastico, rieducativo, preventivo, ecc.

Gli ambiti nel quale un dottore in Scienze Motorie dovrebbe esercitare la sua professione sarebbero dunque molti, ma nonostante ciò emerge una seria difficoltà nel tracciare un profilo professionale specifico del laureato.

Il primo grande ostacolo è la disomogeneità dello studio di queste discipline in tutta Italia, dove spesso troviamo il corso strutturato in modo diverso, sotto facoltà completamente diverse (Medicina e Chirurgia, Scienze della Formazione, etc.) con conseguente differenza di preparazione del laureato a seconda degli Atenei da cui proviene, mentre in alcuni casi costituisce facoltà a sé e presenta al suo interno corsi di laurea più specializzati.

La seconda causa dello scarso riconoscimento professionale è da imputare sicuramente ad un ritardo strutturale e culturale del nostro Paese, dove per promuovere ed insegnare attività motoria di qualunque tipo (ad eccezione delle scuole) o per allenare a qualsiasi livello ancora oggi non importa conseguire una laurea, ma basta seguire corsi preparatori promossi dalle varie società sportive, al termine dei quali è prevista l’acquisizione di un brevetto abilitante alla professione. La validità del brevetto è poi da rinnovare annualmente con il pagamento di una certa quota alle suddette società, sminuendo il valore di una laurea triennale o specialistica rispetto alle poche decine di ore di un corso formativo.

Fermo restando che il compito dell’Università non sia quello di risolvere i problemi occupazionali degli studenti, ma di garantire una formazione adeguata all’attività che gli studenti andranno a svolgere, i due fattori descritti sopra sono molto limitanti nei confronti del valore reale della laurea e delle aspettative professionali che dà il suo conseguimento.

Partendo da queste idee più generali, pensiamo che una proposta per Firenze per contrastare questo stato delle cose possa essere quella di specializzare e settorializzare maggiormente la formazione del laureato che, oltre a conoscere gli aspetti generali e molto teorici, abbia conoscenze più specifiche rispetto ad ambiti particolari delle Scienze Motorie.

Per favorire una maggiore specializzazione del percorso formativo una possibilità potrebbe essere quella di inserire all’interno dei piani di studi più materie a scelta dello studente, in modo che egli possa improntare già dalla triennale il suo iter nella direzione in cui vorrà specializzarsi, lasciando invariate le materie fondamentali del corso e quelle che fanno riferimento alla Facoltà di Medicina.

Ciò si potrebbe applicare, ad esempio, allo studio della teoria, tecnica e didattica dei vari sport, sia individuali che a squadre: una possibilità di scelta fra le attività proposte e una maggiore specializzazione dello studio e dell’apprendimento pratico di sport nel quale lo studente nutre maggiore interesse rispetto ad altri, metterebbe il laureto in condizioni di possedere reali ed effettive competenze in quella determinata attività e un migliore inserimento nel mondo professionale.

Per quanto riguarda il sistema dei brevetti partiamo dalla considerazione che sia assurdo che un laureato in Scienze Motorie debba aver bisogno di un corso ulteriore a pagamento per svolgere la propria professione come allenatore o educatore nelle società sportive; lo stesso identico corso che potrebbe essere svolto da una qualsiasi altra persona non laureata. Va da sé che questo fatto, oltre a sminuire notevolmente l’importanza data all’educazione sportiva, che invece è cruciale soprattutto quando si ha a che fare coi bambini, ci danneggi in maniera rilevante nel momento in cui, con “soltanto” una laurea in mano, cercheremo spazio come allenatori e istruttori nelle società sportive.

L’Università potrebbe contrastare questo fenomeno, e noi lo chiederemo, non concedendo brevetti lei stessa, il che sarebbe un legittimare questo stato delle cose, ma prima di tutto spingendo affinché si ottenga una legislatura adeguata che riconosca solo nel laureato la figura principale per l’insegnamento e l’educazione allo sport e all’attività fisica, come succede in altri Paesi Europei.

In assenza di tale legislatura, introdurre meccanismi per il quale l’attività svolta nell’Università venga riconosciuta e considerata abilitante dalle società sportive.

Per quanto riguarda l’ambito rieducativo, il ruolo del dottore in Scienze Motorie è, se possibile, ancora più incerto o quantomeno è molto ambigua la sua collocazione professionale.

Va precisato subito che, anche se non può coprire ruoli “sanitari”, se non si fa uso di apparecchiature elettromedicali, il laureato in Scienze Motorie opera nella piena legalità.

Il suo lavoro all’interno di centri di riabilitazione è senza dubbio d’importanza essenziale per il recupero della piena funzionalità fisica, sia quando essa è finalizzata alla pratica di uno sport sia quando è finalizzata al “semplice” recupero e mantenimento del benessere fisico dell’individuo, non necessariamente uno sportivo. E’ un lavoro che procede parallelamente a quello dell’ortopedico e del fisioterapista, ma nel ruolo specifico del rieducatore funzionale con competenze e rami d’azione assolutamente diversi da quelli del fisioterapista.

Dovrebbero perciò essere incentivati e migliorati gli studi teorici sulla riatletizzazione di uno sportivo a seguito di un infortunio, o semplicemente la rieducazione di un individuo, bambino, adulto o anziano che abbia subìto un’operazione chirurgica, trattando meno l’aspetto clinico-chirurgico e incentrando l’attenzione su quello pre- e post-operatorio. Sarebbe opportuno quindi potenziare soprattutto le attività pratiche, da svolgere non con medici ma con dottori in Scienze Motorie, specializzati proprio nella rieducazione funzionale e, oltre a questo, istituire più tirocini legati alla materia in palestre e centri fisioterapici.

Il nostro impegno per il Corso di Laurea si concentrerà particolarmente su questi aspetti, non trascurando però proposte più dirette sulla didattica, sulle modalità di svolgimento delle lezioni e di valutazione dei corsi e degli insegnanti; proposte che faremo anche tenendo in considerazione quello che ci verrà comunicato dai nostri compagni di corso.

Solleciteremo la riorganizzazione del sito internet, chiederemo ai professori di pubblicare le slides delle lezioni all’inizio del corso invece che alla fine e chiederemo che le date degli esami vengano pubblicate entro il periodo di tempo previsto dal regolamento di Corso di Laurea, regolamento che ancora manca sul sito.

Riteniamo inoltre che l’Università ed il nostro Corso debbano garantire il loro carattere di pubblicità e libero accesso a tutti; in questa idea, rientra un particolare impegno nei confronti dei ragazzi disabili che vogliano intraprendere il nostro corso di studi ma che, è capitato, si trovano di fronte a “muri” di natura logistica e comunicativa che li hanno fatti smettere. Questo non deve accadere e visto che il problema si ripropone anche in altri CdL della facoltà, il Collettivo di Medicina si impegnerà affinché vengano garantiti il più possibile materiali, strutture e risorse umane idonee per favorire gli studenti disabili.

Tenendo sempre bene in mente questa idea di Università pubblica, ci faremo carico di monitorare le conseguenze che la nota legge 133 avrà sul nostro corso e le decisioni che verranno prese dal Consiglio di Corso di Laurea in conseguenza ai tagli della stessa ed al progetto di un’Università a gestione regionale che si sta delineando.