IL NUOVO STATUTO D’ATENEO

Nello Statuto d’Ateneo si trovano i principi che regolano l’Università, la divisione dei ruoli e delle responsabilità fra i diversi organi.

Al momento della discussione in merito al nuovo Statuto, nel giugno 2007, ci siamo battuti sia in Consiglio di Facoltà che in Senato Accademico, per far si che rimanesse centrale il ruolo degli studenti all’interno dell’Università.

Troppo spesso infatti i nostri docenti pensano l’Università come un luogo in cui fare carriera, ottenere fama, gloria e denaro trascurando quello che dovrebbe essere il loro ruolo fondamentale, ovvero dare agli studenti quegli strumenti e quegli ingredienti per essere in grado di diventare il futuro del paese.

Troppo spesso la didattica ordinaria, rivolta a noi comuni studenti, viene surclassata in ordine di importanza, attenzione e finanziamenti da cose molto più redditizie per pochi, come i master (corsi specialistici a pagamento), la ricerca per privati o il lavoro intra-moenia.

In sede di discussione abbiamo voluto che nel testo fosse riportato l’accento sulla didattica e sugli studenti, abbiamo votato infine CONTRO il nuovo statuto visto che, nonostante alcune modifiche da noi richieste fossero state accolte, in altri capitoli (sono 60 pagine visibili sul sito www.unifi.it) è stato ribadito quello contro cui noi ci battiamo, ovvero lo strapotere delle baronie all’interno dell’Università.

Infatti col nuovo Statuto vengono accentrati ancora più ruoli nelle mani del Rettore, viene diminuita l’importanza della partecipazione degli studenti e dei docenti in merito alle decisioni amministrative e politiche dell’Ateneo, si lascia strada libera al rapporto con enti privati.

In Consiglio di Facoltà siamo stati gli unici studenti a votare CONTRO, sostenendo che la nostra Università ha bisogno di trasparenza e di una maggior partecipazione per poter eliminare le baronie. Con le stesse motivazioni siamo stati gli unici in tutto il Consiglio di Facoltà ad avere il coraggio di votare CONTRO nel momento in cui si discuteva della possibilità per il Preside di candidarsi per la terza volta consecutiva alle elezioni.