MOBILITAZIONE CONTRO LA 133!

Il 6 Agosto, mentre tutta l’Italia era in vacanza, il Governo ha approvato in 8 minuti la legge 133 che prevede una serie di tagli, fra cui 1.5 miliardi di euro in meno all’Università in 5 anni.

In conseguenza di questa legge il nostro Ateneo, già da molti anni in crisi a causa della cattiva gestione del rettore Marinelli e delle baronie da lui protette, si troverà nella situazione di non poter assumere nuovi docenti, ricercatori e personale di segreteria, con il grosso rischio di non poter garantire il continuamento di alcuni corsi esistenti.

Insieme a questi tagli, la 133 offre una “via di scampo” agli Atenei in ginocchio come il nostro: la svendita dell’Ateneo al miglior offerente ovvero, per dirla in termini giuridici, la trasformazione dell’Università in FONDAZIONE DI DIRITTO PRIVATO.

Vista la situazione drammatica, gli studenti di tutto l’Ateneo si sono riuniti in una prima assemblea il 6 ottobre ad Agraria, nella quale è stato deciso di occupare la Facoltà come centro della protesta. A poco a poco le assemblee si sono moltiplicate nelle Facoltà fiorentine: studenti in mobilitazione in ogni Facoltà hanno ribadito l’esigenza di un’Università pubblica e alla portata di tutti, non riservata ad un’ élite, un’Università libera da influenze esterne e soprattutto non vincolata ai finanziamenti di privati! Da Firenze la protesta si è propagata in tutta Italia.

Al Plesso di viale Morgagni i quattro collettivi di Medicina, Ingegneria, Scienze e Farmacia hanno indetto un’assemblea partecipata da quasi 2000 persone, in cui è stato deciso di occupare la struttura. Per due settimane, grazie anche alla decisione di bloccare la didattica al Plesso, che ha permesso ai più di dedicarsi alla protesta e alle proposte, centinaia di studenti hanno lavorato nelle commissioni, incontrando studenti di altre Facoltà fiorentine e italiane, genitori, lavoratori, studenti delle superiori. Dopo due settimane l’assemblea degli studenti ha deciso di cambiare forma di mobilitazione, continuando ad occupare la struttura ma facendo riprendere la regolare didattica.

Molti studenti hanno comunque continuato a partecipare alle attività delle assemblee e dei gruppi.

L’idea comune è sempre stata quella di non rinchiudersi in un luogo ma di usare il Plesso come fucina di proposte rivolte all’esterno, per coinvolgere tutta la società e sensibilizzare la cittadinanza su quelli che sono non solo problemi di noi studenti, ma dell’Italia intera. Il nostro desiderio di uscire all’esterno è stato pienamente compreso dalla maggior parte dei cittadini, che hanno condiviso le nostre ragioni.

Sono nate così le lezioni in piazza, i flash- mobs, le assemblee con ricercatori e genitori, le assemblee nei licei, i volantinaggi nei mercati, sugli autobus, le assemblee con i lavoratori, la prima assemblea nazionale del movimento studentesco, il funerale dell’Università, la partecipazione alla maratona di Firenze, le manifestazioni cittadine del 30 ottobre e 14 novembre, la fiaccolata organizzata dai genitori, le bandiere gialle sul viale Morgagni, la deviazione del traffico con volantinaggio in piazza Leopoldo, la 24 ore di lezione non-stop al Plesso. Queste iniziative sono state sempre aliene da rabbia e violenza, creative e partecipatissime, soprattutto da singoli studenti non politicizzati né desiderosi di difendere i baronati, ma preoccupati delle conseguenze di queste leggi sulla loro possibilità di avere l’istruzione che desiderano.

La mobilitazione degli studenti è stata per settimane sulle prime pagine dei giornali, e ha riaperto il dibattito generale su argomenti centrali per il futuro dell’Italia, come l’istruzione e la ricerca scientifica. In un certo senso, è stata la prima volta che la nostra generazione, tanto spesso accusata di apatia e indifferenza, si è mostrata al Paese, tentando di forzare il muro che da anni si è creato tra le scelte dei politici e i bisogni veri dei cittadini. Una cosa che ha colpito tutti è stato il carattere non solo critico della mobilitazione, ma anche il suo aspetto costruttivo: in ogni città italiana infatti si sono costituiti dei gruppi studenteschi di autoriforma, che analizzando la situazione attuale dell’Università italiana, hanno prodotto delle proposte di cambiamento che riportassero la centralità sul carattere pubblico dell’Università, sull’accesso universale ai più alti livelli dell’istruzione, sulla limitazione del potere di quelle caste che hanno distrutto l’Università dall’interno, succhiando risorse e soldi senza svolgere i compiti istituzionali a loro assegnati, e che non verranno minimamente toccate dalla 133 e dalla 180!

Alcuni docenti hanno partecipato alla protesta, soprattutto i coordinamenti dei ricercatori e dei precari, mentre gli ordinari hanno manifestato un atteggiamento a volte ambiguo, e la partecipazione di alcuni di loro è stata per lo più a titolo personale. Noi studenti abbiamo comunque lottato per le nostre ragioni, senza farci coinvolgere nel braccio di ferro tra Governo e Rettori.

Il Collettivo si è impegnato fin da subito per informare gli studenti di Medicina su quanto stava accadendo, con volantinaggi e assemblee, aiutando a realizzare le tante idee e proposte che sono venute fuori in quei giorni e ad organizzare le massicce presenze di studenti di Medicina ai cortei cittadini e nazionali… il mitico pullman dei medici per Roma!

Per consentire al maggior numero possibile di studenti di Medicina di partecipare alle manifestazioni nazionali del 30 ottobre e del 14 novembre a Roma, il Collettivo ha fatto una proposta: rimodellare il calendario didattico spostando le lezioni del 30 ottobre e del 14 novembre, o almeno farle svolgere e poi recuperare per chi non fosse stato presente, in modo da non perdere lezioni e poter permettere così ai moltissimi studenti interessati di partecipare alla protesta in difesa del diritto allo studio!

Prima di portare questa nostra idea in Consiglio di Facoltà abbiamo convocato un’assemblea di tutti gli studenti della Facoltà di Medicina pubblicizzandola il più possibile, come facciamo sempre prima di prendere decisioni importanti; hanno partecipato centinaia di studenti, e la nostra proposta è stata esposta, dibattuta e votata. Ha seguito una votazione in cui, con i soli nove voti contrari di alcuni studenti di Lista Aperta e di Studenti per le Libertà, è stata approvata la nostra proposta da portare in CdF .

Quest’idea è stata accolta dal Consiglio di Facoltà con più di 150 voti a favore e 6 voti contrari (i tre rappresentanti di Lista Aperta e tre professori).

Sull’onda dei disastri causati dalle leggi 133 e 180 (Tremonti e Gelmini) l’Ateneo ha deciso di chiudere Facoltà e Biblioteche durante tutto il periodo natalizio, togliendo spazi studio agli studenti proprio durante il periodo di esami! Questa decisione è stata presa in contemporanea con una delibera di Consiglio di Amministrazione e Senato, che hanno rigettato la possibilità di mandare in pensione i docenti universitari a 70 anni invece che a 72.

Solo i rappresentanti di Studenti di Sinistra si sono opposti, con voto contrario, al mantenimento di brontosauri all’Università a scapito dei servizi agli studenti!

In seguito a questa notizia l’assemblea degli studenti del Plesso ha deciso di continuare ad occupare il Plesso durante le vacanze natalizie tenendo accese solo le luci del piano terra del lotto vecchio (la luce è pagata in maniera forfettaria, quindi che si usi o no si paga ugualmente!) e spegnendo il riscaldamento, dimostrando così all’amministrazione dell’Ateneo che è possibile tenere aperto uno spazio per gli studenti a costo praticamente nullo se si interviene razionalizzando le spese in maniera intelligente. Sono stati davvero tanti gli studenti che, sfidando il freddo di quei giorni, hanno utilizzato il Plesso per studiare mentre tutte le altre Facoltà erano chiuse.

La legge 133 è poi entrata in vigore nonostante tutto, anche se il governo è stato costretto a fare marcia indietro su alcuni punti. In questi mesi abbiamo avuto sotto gli occhi le prime conseguenze di questa legge.

L’Ateneo per quest’anno ha chiuso il bilancio solo grazie a un patto con la Regione che ci “regala” 8 milioni di euro, in cambio dei diritti su tutti i brevetti prodotti dalla Facoltà di Medicina. Grazie a questi soldi il bilancio è stato chiuso in pari, ma le poltrone dei baroni non sono state toccate (nonostante quanto dicano le liste studentesche filo-governative). Al contrario, ricercatori, precari e giovani docenti continuano a rischiare di perdere il lavoro, e gli studenti vedono ridotti drammaticamente i loro servizi.

Proprio grazie ai vincoli delle leggi 133 e 180 i docenti a contratto e il personale precario (i famosi co.co.co) del nostro Ateneo non potranno essere assunti né gli potrà essere rinnovato il contratto annuale. Come diretta conseguenza alcuni servizi agli studenti saranno cassati, altri ridotti, altri appaltati a ditte esterne con una conseguente maggiore spesa per l’Ateneo.

Chiari esempi di questi giorni sono:

- la chiusura dell’Ufficio Erasmus (che è riaperto solo sotto nostra sollecitazione, ma appaltando il servizio ad una ditta privata!).

- la chiusura della Biomedica e delle altre biblioteche dell’Ateneo ogni sabato.

- il drastico taglio dei corsi di lingua straniera tenuti dal Centro Linguistico di Ateneo (CLA). Questo impedirà a moltissimi studenti di imparare una lingua straniera a basso costo (i corsi costano 36 euro per gli studenti!) e ad un ottimo livello. Con la 133 il Governo manda l’Ateneo in bancarotta e ci toglie anche la speranza di fuggire all’estero!!! O anche solo di poter comunicare con l’estero…

- la riduzione dell’orario di apertura dell’informastudenti, che funge da segreteria per tre Facoltà (medicina, ingegneria e farmacia) e che è stato aperto solo tre mattine a settimana con una disponibilità di soli 100 numeri al giorno! Solo grazie alle nostre proteste in merito si sono “trovati” i soldi per ripristinare questo servizio per intero.

Questa è la chiara dimostrazione che, nonostante la vociferata “crisi” i soldi ci sono ma vengono indirizzati in poltrone e corsi di laurea creati ad hoc per certi docenti invece che in servizi agli studenti, che sono sempre la prima cosa ad essere tagliata se nessuno dice nulla.

E’ proprio per questo che i rappresentanti del Collettivo in CdF (senza l’appoggio delle PRESENZE di Lista Aperta) hanno votato contro all’istituzione del nuovo corso di laurea in Disaster Management! Il nostro Ateneo è “punito” dal Governo proprio perché spende troppo in stipendi di docenti e personale e la nostra Facoltà risponde aprendo un nuovo corso di laurea in cui dovranno essere indirizzati nuovi (ma noti!) docenti!

Tutto questo, a fronte dei tagli dei servizi di quei giorni, ci è sembrato inaccettabile. In Consiglio di Facoltà abbiamo espresso le nostre ragioni riuscendo a convincere anche un gruppetto di docenti a votare contro all’istituzione di questo nuovo CdL-raccogli baroni, che succhierà via ulteriori soldi che invece potevano essere indirizzati in servizi agli studenti!